Il film parla del rapporto tra un padre e una figlia con gravi problemi mentali, sullo sfondo della Bologna anni '40 e della seconda guerra mondiale. Il pubblico gli ha tributato una standing ovation di dieci minuti
Venezia, 31 agosto 2008 - Un breve applauso e qualche dissenso alla prima proiezione stampa del film di Pupi Avati 'Il papa' di Giovanna', secondo film italiano in corsa per il Leone d'Oro presentato alla 65ma edizione del Festival del Cinema di Venezia. Giudizio non condiviso, invece, dal pubblico che ha riservato ben 10 minuti di standing ovation alla proiezione serale.
Il film parla del rapporto tra un padre e una figlia con gravi problemi mentali, sullo sfondo della Bologna anni '40 e della seconda guerra mondiale. "È un film inquietante - dice il regista - la vita mi ha risparmiato tanti eventi drammatici, ma ho ricoperto il ruolo di padre, soprattutto di padre di una figlia, e so cosa significa trattare con le difficoltà di un'adolescente, che io ho cercato di lenire con la premurosità e l'affetto. C'è sempre uno sbilanciamento nell'amore, il che crea problemi".
"Per esempio - prosegue il regista - io sono stato sposato con mia moglie per 44 anni, e sono sicuro nell'affermare che io ho sempre amato mia moglie più di quanto lei abbia amato me. Questo parlare di sentimenti familiari mi fa sentire molto vicino a questa pellicola. Sono stato altresì estremamente felice di lavorare a Cinecittà, dove una fantastica squadra di tecnici ha ricostruito la casa della mia infanzia, che stava in Via San Vitale 51 a Bologna. Quel set così vicino alla realtà è servito come punto di partenza per raccontare questa storia, ed ha ispirato sia me che i miei attori. E non nascondo che ricostruire così fedelmente un pezzo del mio passato mi ha fatto provare un certo delirio di onnipotenza. Ma girare un film a Cinecittà è fantastico, è un pò poù 'cinemà se viene fatto a Cinecittà".