Basata su una storia vera, la pellicola narra le ristrettezze economiche di una famiglia che abita nella periferia della capitale delle luci e dei sogni e il cui equilibrio viene un giorno stravolto da un truffatore che si insinuerà nelle loro vite
Venezia, 1 settembre 2008 - "Amo (Las) Vegas, perchè è un inferno". Parola del regista iraniano trapiantato negli States Amir Naderi, che porta in concorso alla Mostra l'indipendente, low budget e digitale 'Vegas: Based on a True Story'.
Accompagnato dagli interpreti Zach Thomas, Mark Greenfield e Nancy La Scala, Naderi illustra il processo di creazione di Vegas: "Cercavo di fare questo film da tanto tempo, ma nessuno mi dava i soldi, dato il mio scarso successo commerciale. Sono stato a Las Vegas per due anni, e mi sono reso conto come non sia solo luci, colori e neon: c'è anche la gente".
"Ho vissuto per sei mesi in un motel - prosegue il filmaker - tirando a campare con i soldi che vincevo al gioco d'azzardo. Ho conosciuto così altri giocatori, e proprio loro mi hanno finanziato il film: se vincevamo al tavolo di notte, la mattina dopo si girava. Se perdevamo, dicevo: "Oggi non giriamo, il tempo non è buono... Spero di poter ridare indietro i soldi ai miei amici giocatori, che hanno voluto scommettere su di me".
Basato su una vera storia, come recita il titolo, Vegas racconta la storia di una famiglia composta dal marito operaio Eddie Parker (Mark Greenfield), da sua moglie Tracy (Nancy La Scala) e dal loro figlio 12enne Mitch (Zach Tomas). I tre vivono in un prefabbricato nei sobborghi della capitale americana del divertimento, cercando di dimenticare la crisi economica che li attanaglia e le tentazioni delle slot machine 24 hours dei cento casinò.
La famiglia cerca di condurre una vita tranquilla, fino a quando un truffatore, nei panni di un marine reduce dall'Iraq, s'insinuerà nelle loro vite e, particolarmente interessato alla loro casa, farà leva proprio sul denaro, ingannandoli e facendo credere loro che proprio sotto il giardino è nascosta una valigia con la refurtiva di una rapina milionaria del '65. Quest'uomo finirà per distruggere fisicamente la casa della famiglia e la loro vita.
"Per questa storia, una delle tante che ho incontrato a Vegas - dice Naderi - ho dovuto abbandonare il mio metodo sperimentale in favore di una struttura narrativa. Ho incontrato circa 200 persone a Las Vegas, e ho scelto Zach, Mark, che è divenuto parte della mia famiglia, e Nancy, che avevo già apprezzato a teatro". Del set diviso con Naderi, Nancy La Scala dice: "Lui parla con gli occhi e, come già mi dicevano, è il migliore. Per tre mesi ho arredato e pulito la casetta del film, sentendo il fallimento, l'amore e passione del mio personaggio. Non è stata facile, ma alla fine un'esperienza medicamentosa".
"Bella e terribile - ribatte Greenfield - ma non la cambierei con null'altro al mondo", mentre il regista confessa: "Alla fine della lavorazione mi volevano picchiare. Li mettevo l'uno contro l'altro, sono arrivato perfino a dire: "O rigiri la scena o mi uccidi ora con un coltello.... Ho cercato di mettere me stesso e i miei attori nell'inferno, delegando come sempre ai giovani, ovvero al personaggio di Zac, la residua speranza. D'altronde, fa parte della mia natura: amo il rischio, la sfida, mettermi in situazioni terribili". "La storia di Vegas - conclude il regista - è una storia americana, di quell'America che non viene descritta dai mass media, e nemmeno dalle menzogne di Hollywood".