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Speciale Venezia 2008

MOSTRA DEL CINEMA/ DECIMA GIORNATA

La commedia degli equivoci
'Il seme delle discordia' di Corsicato

Un film che affronta con leggerezza, ironia e un tocco di quella visionarietà che ha fatto di Corsicato un regista di culto con temi poco leggeri come l'inseminazione artificiale, l'aborto e la tendenza degli italiani a fare figli in età adulta

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Pappi Corsicato con il cast de 'Il seme della discordia' Venezia, 5 settembre 2008 -  La sfilata dei film italiani in concorso alla 65ma Mostra del Cinema di Venezia si chiude con 'Il seme della discordia', il film che segna il ritorno dietro la macchina da presa del regista napoletano Pappi Corsicato, a 7 anni da 'Chimera'.

 

Un film che affronta con leggerezza, ironia e un tocco di quella visionarietà che ha fatto di Corsicato un regista di culto con temi poco leggeri come l'inseminazione artificiale, l'aborto e la tendenza degli italiani a fare figli in età sempre più adulta. Pieno di citazioni ed autocitazioni, stilisticamente il film attinge per stessa ammissione del regista ai B-movies anni '70, da cui riprende colori accesi, atmosfere e costumi.

 

La storia del film è quella di un rappresentante di fertilizzanti donnaiolo (Alessandro Gassman) che scopre di essere sterile proprio il giorno che la moglie (l'ex bond girl Caterina Murino) gli comunica di essere incinta. Ne nasce una caccia al padre degna della migliore commedia degli equivoci, con alcune scene che strappano la risata a scena aperta, come l'orgasmo 'ritardato' di Iaia Forte, una delle amanti del personaggio interpretato da Gassman.

 

Nel cast anche una sorprendente Martina Stella, che rivela doti di attrice brillante nei panni di commessa sexy e un po' svampita, tutta mossette e specchio. Oltre alla seconda presenza nel concorso di questa mostra (dopo quella nel film di Ozpetek) di Isabella Ferrari, caustica amica della protagonista.

 

Il film, liberamente ispirato a 'La Marchesa von O' di Heinrich Von Kleist ("e al film -suggerisce il regista- che circa 30 anni fa ne ricavò Eric Rohmer") esce per Medusa in 225 copie in contemporanea con la prima veneziana. E segna l'inizio di un nuovo percorso cinematografico per Corsicato, che negli ultimi anni si è dedicato soprattutto al teatro e alla lirica: "Dopo 'Chimera', ho pagato un po' l'insuccesso al botthegino. Ho continuato a scrivere sceneggiature a go-go. Ma continuavano a dirmi che scrivevo film strani, difficili. Allora ho scelto la via della semplificazione, della sottrazione e questo film è un film molto semplice e lineare". 

 

Una filosofia che sul set si traduceva nel continuo invito agli interpreti ad 'asciugare'. E che gli è valso il soprannome di 'spugnetta', affibbiatogli dalla Murino. "Diceva continuamente: 'asciuga, asciuga, asciuga -racconta l'attrice- da qui il nickname. Voleva emozioni di primo livello, ci invitava a rifuggere dalla profondità".

 

La pellicola, tutta ambientata nella zona del Centro Direzionale di Napoli, con delle fughe 'esotiche' tra le palme alle pendici del Vesuvio, "è stato girato in 6 settimane la scorsa primavera e mai avrei pensato di trovarmi qui a Venezia: poi Muller ha visto il film e gli è piaciuto ed eccoci qua. Certo, il concorso spaventa. Ma per adesso siamo supercontenti".

 

Protagonista e fan di Corsicato, Alessandro Gassman ringrazia il regista: "Ho sempre amato il suo cinema e fare questo film mi ha permesso di esplorare un nuovo pezzo di cinema. Mi piace molto provarmi su terreni nuovi. Credo che, tra gli attori della mia generazione, sono quello che ha spaziato più da un genere all'altro e ne sono contento. E poi per me questo è un anno fortunato: ho già vinto la Vanga d'oro...", dice l'attore citando una scena del film nella quale torna a casa con il singolare 'premio di produzione' conferitogli da una ditta di fertilizzanti per piante.

 

Quanto ai temi di forte attualità affrontati dal film, Corsicato spiega: "La famiglia, l'inseminazione, l'aborto, sono temi con cui noi tutti ci confrontiamo perché nel nostro Paese c'è un dibattito continuo su questo. Ma nel film vengono vengono affrontati in maniera volutamente lieve e senza tesi. Non ci sono analisi, nè giudizi. Solo un modo di giocare anche sull'attualità...", conclude il regista.