"La Mostra si conferma il sismografo pronto a registrare ogni movimento del cinema mondiale", spiega il direttore. Poi risponde alle critiche: "Non temiamo il festival di Toronto"
Venezia, 7 settembre 2008 - "La Mostra si conferma il sismografo pronto a registrare ogni movimento del cinema mondiale. Non solo quei film americani, di cui spesso sappiamo tutto prima che arrivino sugli schermi, ma anche come dimostra il palmares della 65ma Mostra, quello russo, quello africano e quello europeo". Questo il bilancio delle 65ma Mostra del Cinema di Venezia, tracciato dal direttore Marco Muller.
"Abbiamo fotografato l'esistente cinematografico - afferma Muller - dove si può anche insistere su delle novità.
Nessuno per esempio avrebbe potuto immaginare che il film russo sarebbe stato plebiscitato da gran parte della giuria. Venezia non può che essere questo, un sismografo che spesso annuncia belle esplosioni ed emozioni estetiche. Per questo è importante che Venezia rimanga quel festival di 50 prime mondiali al quale poi andranno ad attingere tutti i festival della stagione immediatamente successiva", sottolinea con orgoglio Muller.
Quanto alla richieste del presidente delal giuria Wim Wenders di cambiare il regolamento della Mostra per poter assegnare più di un premio importante ai singoli film, Muller risponde senza esitazioni: "Non abbiamo alcuna intenzione di cambiare il regolamento della mostra sull'assegnazione dei premi. Non credo che sarà possibile accogliere il suggerimento di Wenders ma questo semplicemente perchè è più forte una mostra che non dà un segnale di essere ecumenica. È giusto che la giuria si concentri sui quei 4-5 titoli che sono stati davvero importanti. Anche al prezzo di scontentare qualcuno. Solo così si riesce ad individuare opere e autori che contibuiranno a cambiare il volto del cinema mondiale", aggiunge.
Mueller si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa in una edizione del festival in cui ha ricevuto più di una critica: ''Qualcuno aveva detto che il festival di Toronto avrebbe creato il vuoto tra i giornalisti stranieri, ma non è stato così". E se non sono arrivati dei film come quelli di Jarmush (The Limits of control) e W di Oliver Stone è solo perché non erano pronti (''Stone mi ha scritto una lettera di due paqine in questo senso'').
Infine da un direttore rilassato anche delle non troppo velate preferenze sul suo personale palmares: ''Forse c'era da considerare quello di Petzold (Jerichow) e i tre film giapponesi. Ovvero quello di Kitano, quello di Oshi e quello di Myazachi''. E alla fine lo dice proprio:''ma perché mai l'animazione di Myazaki non può andare via da Venezia almeno una volta con un premio importante?''.