In concorso anche la divertente commedia tedesca e 'The traveller', dell'egiziano Mahemer, che affronta delicati tabù familiari. Al Lido sbuca anche Tinto Brass con un nuovo cortometraggio. Il regista: "Meglio tardi che mai"
Venezia, 10 settembre 2009 - In concorso anche il divertente 'Soul kitchen' del regista tedesco di origine turca Fatih Akin. La storia racconta del giovane Zinos, proprietario di un ristorante, che non naviga in buone acque. La fidanzata, Nadine, si è trasferita a Shanghai, i clienti del suo ‘Soul Kitchen’ stanno boicottando la cucina del nuovo cuoco e Zinos soffre anche di mal di schiena. Per il locale, le cose iniziano a girare nel verso giusto quando l’innovativo stile culinario comincia a venire apprezzato da un pubblico alla moda, mentre Zinos, invece, continua a soffrire per amore. Decide quindi di andare a trovare Nadine in Cina, lasciando il ristorante in mano all’inaffidabile fratello Illias, ex-detenuto. Entrambe le decisioni si rivelano però un disastro: Illias perde al gioco il ristorante che finisce in mano a un losco agente immobiliare e Nadine ha ora un altro compagno. Il film è stato accompagnato da applausi scroscianti già dalla proiezione per la stampa.
Il regista, il 36enne tedesco di origini turche, già Palma d'oro a Cannes, ha commentato: "E’ un film diverso dai miei precedenti, una commedia di musica e umorismo, avevo voglia di ridere". Akin ha proseguito: "E’ un film sulla famiglia e gli amici, sull’amore e la lealtà, sulla lotta per proteggere un luogo che per te è casa. Dopo l’ultimo film premiato a Cannes mi sono sentito schiavo del mio successo, dalle attese degli altri che si aspettavano un certo tipo di film serio, ma incitato dal mio produttore oggi purtroppo scomparso mi sono liberato di tutto e mi sono detto che ridere fa parte della vita. Un altro motivo e’ che avevo voglia di cambiare, non ripetermi e di sperimentare, preferisco fallire che fare sempre lo stesso film’’.
Il terzo film in gara è 'Al Mosafer' ('The traveller'), diretto dal regista egiziano Ahmed Maher, con Omar Sharif. La pellicola racconta tre giorni cruciali nella vita di un uomo in Egitto: nell’autunno del ‘48, del ‘73 e del 2001. La pellicola è stata fortemente voluta alla Mostra del Cinema di Venezia dal direttore Marco Muller e segna il ritorno del cinema egiziano in laguna dopo ben 25 anni. Il finanziamento, sei milioni di euro, è del ministero della Cultura Egiziano - Fondo per lo sviluppo culturale.
L’opera prima del regista quarantunenne Ahmed Maher rischia però la censura proprio a partire dall’Egitto. "E non c’è solo il problema della censura, ma anche quello della reazione della società egiziana che è un pò cambiata - afferma Maher -. Temo più i pericoli che possono venire da uno spettatore qualunque che da un funzionario del Governo. Non voglio parlarne perchè non si sa cosa succederà, cioè se riusciremo a far uscire il film in Egitto". Secondo il regista, "non si tratta solo della scena nella seconda parte in cui c’è un avvicinamento sessuale tra un uomo e una donna che lui crede sia sua figlia, ma nel film non viene risolto il dubbio se ci sia incesto o meno. È un discorso generale perchè nel film si parla dei legami di sangue, dei rapporti familiari. Io penso che bisogna andare avanti, affrontare temi che erano tabù. La Mostra di Venezia - prosegue - è stata coraggiosa perchè ha scelto un film orientale senza sapere cosa succederà e anche perchè, dopo 25 anni di assenza del cinema egiziano, il pubblico probabilmente si aspettava qualcosa di diverso: spero di presentare elementi della società egiziana sconosciuti in Occidente".
Omar Sharif, invece, ha ricordato di aver ricevuto "una condanna a morte dopo aver interpretato San Pietro per la Rai, perchè ho detto che Gesù è figlio di Dio, affermazione blasfema per l’Islam. Allora ho scritto a Bin Laden spiegando che quello che dico nei film è quello che trovo scritto nei copioni, non quello che penso, e la cosa si risolse".
Al Lido non finiscono le novità e ha fatto la sua comparsa anche Tinto Brass. Gongola il maestro del cinema erotico che, dopo 40 anni è stato riabilitato dalla Mostra del CInema. Brass, infatti, propone nella sezione retrospettiva 'Questi Fantasmi' il film ‘Nerosubianco' del ‘69 e il corto ‘Tempo libero/Tempo lavorativo' del ‘64 che ospita anche il suo nuovo cortometraggio ‘Hotel Courbet’. "Meglio tardi che mai", commenta Brass, arrivando all’imbarcadero dell’Hotel Excelsior con la protagonista del suo nuovo lavoro, Caterina Varzi. "Devo ringraziare Marco Muller perchè finalmente ha guardato al mio lavoro senza pregiudizi", ha aggiunto Brass, che ha poi ricordato l’ultima sua presenza nel cartellone della Mostra con ‘La vacanza' del 1971 interpretato da Vanessa Redgrave: "Fummo fischiati e rispondemmo con il gesto dell’ombrello...".
Il regista era molto emozionato e ha raccontato al pubblico: "Il mio interesse nei confronti dell’erotismo arriva dalle mie ricerche linguistiche, sul significante e il significato. Le mie provocazioni hanno sempre avuto un unico fine, quello di una lunga, profonda ricerca di libertà".